Parole misurate, calibrate, sussurrate, respirate, godute, sbattute in faccia, annebbiate, accolte, sognate, cristalline. Parole che avrei preferito non sentire, non dire, trattenere, cancellare. Parole d’amore, di dolore, di timidezza, di gioia, di liberazione. Ho sempre vissuto tra le parole e di parole. Ci sono parole davvero magiche. Ti penso, ti voglio bene, ti amo, ti ascolto, ti capisco ad esempio sono fra le espressioni più potenti che ci siano. Provate a dirle più spesso e osservate cosa accade.
Quando ero piccola mi sembrava di essere dotata di antenne invisibili, capaci di farmi sentire in anticipo quale effetto avrebbero avuto le parole pronunciate dagli altri. Ho capito molto presto che esistono infiniti modi di dire le cose, che ci sono termini che spalancano finestre e altri che aprono voragini, e ho trasformato questo mio modo di captare le frequenze intorno a me nel mio superpotere.
Ho sempre scritto, anche perché la mia iperemotività a volte mi impediva di esprimermi con chiarezza. Scrivendo abbassavo il volume e tutto fluiva.
Negli ultimi anni, grazie alla mia famiglia, ho imparato che esistono anche parole superflue. Che a volte è meglio agire. E che certi silenzi raccontano davvero più di mille frasi.
Prima di Natale abbiamo accompagnato mio figlio a una partita di calcio e hanno vinto. Tornando a casa, in macchina, ha detto:
«Sono molto fiero di me».
Io, immediatamente, da mamma sempre alla ricerca di occasioni per rinforzare la sua fragile autostima, ho iniziato a dirgli che sì, doveva essere fiero, che non doveva abbattersi mai… bla bla bla.
Pietro mi ha interrotto e, con affetto, mi ha detto:
«Mamma, volevo solo dire che sono fiero di me. Non è che ora devi iniziare a dirmi tutte queste cose».
In pratica, ha trovato un modo molto delicato per dirmi che in quel momento voleva solo essere ascoltato.
Il troppo, a volte, toglie aria.
Un po’ come riempire un armadio finché non ci entra più niente.
Quando era piccola, mia figlia un giorno mi ha detto:
«Quando fai questi discorsi io giro la manopola che c’è nel mio cervello per spegnerlo».
Un altro modo molto creativo per dirmi la stessa cosa.
A volte le parole sono superflue. Basta esserci e ascoltare.
Altre volte, però, sono potenti scudi che ci proteggono dalle avversità.
Sempre poco tempo fa mio figlio mi ha raccontato che un giorno, a scuola, stava discutendo con alcuni bambini più grandi e, a un certo punto, si è difeso dicendo:
«Io sono un gioiello».
Gli altri bambini hanno risposto:
«E chi lo dice?»
E lui:
«Lo dice la mia mamma». È vero. Sei un gioiello, amore mio, e io non smetterò mai di dirtelo.
Ma oggi sono felice di aver imparato che esistono momenti in cui bisogna tacere e semplicemente lasciar scorrere la vita perché tanto puoi dire quello che vuoi ma ci porterà comunque dove deve. E so con certezza che l’amore, solo quello, non è mai troppo.

