Ho fatto un viaggio, un viaggio speciale con un amico fraterno come guida. Mi sono ritrovata all’improvviso in un meraviglioso giardino circondata da un mare di lucciole. C’eri tu in tutte quelle lucciole. C’era la sera dopo cena nelle serate estive. E tu lì, sulla sdraio, ti godevi l’aria, la natura, la calma. In questi giorni arrivi come un fulmine a ciel sereno. Mentre cammino per strada, mi fissano un colloquio di lavoro e penso subito di chiamarti per dirtelo. Non posso più. Non posso più raccontarti le novità, cercare chiarezza nelle tue parole, la gioia nei tuoi occhi, il sorriso sornione. In quei momenti in me si spalanca una voragine. Mentre taglio il pomodoro, quando scolo la pasta o mi cade l’occhio sul tuo nome tra i miei contatti preferiti, nei tuoi barattoli di marmellata. Ci riempivi di marmellata, ogni volta che venivamo a trovarti.
Lo so, il mio sguardo in questi giorni si perde nel vuoto. Quel vuoto che hai lasciato e che devo ancora imparare a riempire. Per la prima volta ora so cosa significa un prima e un dopo. L’impermanenza. C’è tutto il tempo in cui sei stato con me dai primi battiti del mio cuore e ora ci sarà un dopo in cui tu non ci sei più e dovrò imparare a prendermi cura di ogni mio respiro, del mio presente, del mio futuro, di me stessa facendo tesoro di tutti ciò che di buono mi hai lasciato e con il desiderio infinito, immenso, senza misure di ritrovarti un giorno e di sapere di non averti perso per sempre. Non ti ho messo lassù, intoccabile, in cima ad una montagna, sei nelle sfumature, nei difetti, nelle complicazioni, nelle nevrosi così familiari, in tutti i particolari, veri, imperfetti, pasticciati e in ogni bel ricordo. Momenti che la fatica delle vita, la tua sofferenza degli ultimi anni mi avevano fatto dimenticare. Ora è tutto vivo nel mio sangue che scorre, sulla mia pelle, nel mio sguardo, nelle mie scelte. Ho ancora la sensazione della tua mano nella mia e la fragilità che ho sentito in quei tuoi ultimi istanti di vita. So di averti detto tutto quello che dovevo dirti, di aver risolto tutto ciò che c’era da risolvere, di averti abbracciato ogni volta che ne avevo voglia. Mi dispiace solo di non esserci regalati un’ultima cena io e te, a parlare di tutto come abbiamo fatto tante volte nella vita.










